Amauri, quel lampo d’esterno che accese il Barbera
- RosaneroHub

- 11 nov
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Non tutte le notti da ricordare finiscono con una vittoria. Alcune restano impresse perché mostrano chi sei, anche quando il risultato non ti premia. L'11 novembre 2006, al “Stadio Renzo Barbera”, il Palermo di Francesco Guidolin ospitò un avversario colossale: L'Inter di Roberto Mancini, che schierava campioni come Zlatan Ibrahimović, Adriano, Patrick Vieira, Javier Zanetti, Maicon e Dejan Stanković.
Il Palermo e la squadra titolare
Il Palermo scese in campo con il modulo 3-5-2: Fontana in porta; dietro Barzagli, Dellafiore e Zaccardo; in mediana Cassani, Diana, Corini, Guana, Pisano; in attacco Bresciano e Amauri. Quella gara apparteneva alla stagione 2006/07, una delle più intense e significative dell’era Zamparini. Il Palermo di Mister Guidolin chiuse il campionato al 5º posto, conquistando la qualificazione in Coppa UEFA e confermandosi come una delle realtà più solide del calcio italiano. Nonostante una seconda parte di stagione segnata dall’infortunio di Amauri e da risultati altalenanti, quella squadra mostrò un’identità forte e un calcio propositivo. Il gruppo — guidato da Corini, Barzagli, Zaccardo, Bresciano e lo stesso Amauri — incarnava perfettamente lo spirito di una città ambiziosa e orgogliosa. La partita contro l’Inter, pur terminata con una sconfitta, resta uno dei simboli di quella stagione: la prova che il Palermo poteva competere, a testa alta, con le migliori del Paese.
Il gol che accese la serata
Dopo la rete iniziale di Ibrahimović al 7’ che spezzò il ghiaccio, arrivò il momento rosanero:
era il minuto 44 del primo tempo quando il “Barbera” esplose su un’azione sviluppata dalla destra, Pisano crossò al centro, Bresciano anticipò la difesa nerazzurra con un colpo di testa sporco e il pallone finì nei pressi di Amauri, spalle alla porta, al limite dell’area piccola. Il centravanti rosanero, in un istante, trasformò un pallone difficile in un capolavoro: colpo d’esterno destro in controtempo, traiettoria velenosa sul secondo palo, palla che bacia il palo e si insacca alle spalle di Julio César. Un gesto di tecnica purissima e istinto, degno dei grandi attaccanti. Il “Barbera” si trasformò in un boato unico. Chi c'era sa.
L’avversario e la sfida
L’Inter – forte, esperta, pronta a vincere – tornò avanti al 61’ con Vieira che raccolse un assist di Adriano e infilò la rete della vittoria. Eppure, quel gol di Amauri fece capire che il Palermo non era lì per mettersi in disparte: voleva giocarsela, voleva far sentire la propria identità.
Perché resta un ricordo importante
Certo, il risultato fu negativo. Ma questa partita resta memorabile perché racconta un Palermo vero: un Palermo che, in una sera di grandi stelle, seppe alzare la testa, segnare un gol bellissimo e mostrare carattere. Ricordare significa anche questo: non soltanto i tre punti, ma l’orgoglio. Perché i tifosi rosanero sanno che la bellezza della maglia va oltre il risultato.
Articolo firmato RosaneroHub





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