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Palermo, nulla da salvare

Un’ammissione di responsabilità che gli fa onore. Ma anche la consapevolezza che questo Palermo - il peggiore della sua gestione e assai vicino a quelli bocciati negli ultimi anni, che hanno inchiodato la squadra rosanero in B - non può andare molto lontano. Non solo per la continuità che sta mancando, né per la terza sconfitta nelle ultime quattro giornate. Nello scorso torneo Pippo volò direttamente in A dopo aver inanellato addirittura otto sconfitte nell’arco di una stagione comunque trionfale. Quello che allarma è altro. Per esempio, la mancanza di concentrazione nel confrontarsi con avversari organizzati e fortissimi anche se non sono accreditati com

e la formazione da battere. Dovrebbe essere la qualità indispensabile per far bene in un campionato vinto dallo stesso allenatore piacentino e dominato con ben altre armi e atteggiamenti totalmente differenti da quelli messi in campo ieri pomeriggio dalla formazione rosanero.


Palermo, la missione Serie A appare difficile e complicata


Un Palermo tatticamente disordinato e messo in grande difficoltà da avversari molto meno quotati eppure determinatissimi ad arrivare sino in fondo a una battaglia formalmente impari. Ed è inutile aggrapparsi alle pressioni, che per calciatori così navigati e professionisti consumati dovrebbero essere, piuttosto, un propellente energetico e mentale per cancellare gli avversari - soprattutto quando sono tosti e motivati come la Juve Stabia dell’amico Ignazio Abate. E allora, cosa dovrebbe dire l’ex compagno di squadra al Milan di Inzaghi? Costretto addirittura a rinviare la partita con il Bari dopo l’amministrazione giudiziaria della società, messa sotto tutela per i tentativi di infiltrazioni malavitose nell’organizzazione delle attività del club, l’allenatore e i suoi ragazzi hanno pensato solo a giocare, fornendo una prova famelica. Di quelle che tanto piacciono, da sempre, a Pippo - e che il Palermo aveva offerto appena una settimana fa contro il malcapitato Pescara. Allora, cos’è mancato al “Romeo Menti”? Una buona dose di sana umiltà, per scartavetrare quella supponenza che, se non è accompagnata dalla giusta determinazione in campo, diventa un’arma letale non per gli avversari. Chiedere alla freschezza di Cacciamani come si fa. E pretendere pure da Pohjanpalo la stessa voglia di affondare i colpi. Anche perché riportare il Palermo in A sarà una missione difficile e complicata. E tutt’altro che scontata senza umiltà.


(corrieredellosport)

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